Mauro Vita Restauri

 

la ditta gli interventi la disinfestazione contatti home segni particolari
Monumento ai caduti “Gloria” di A. Stagliano
Crocifisso ligneo ss. Giovanni e Paolo
Pezzi d’artiglieria Sacrario Redipuglia
Museo De Henriquez
Dipinti su tela sacrario militare SS. Trinità
Affresco palazzo veneziano
Mobile Boulle
Scala Monumentale
San Giovanni trasportato in Paradiso
Stucchi policromi
Altare Maggiore
Sacresta lignea


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Certificazione ESNA-SOA
Laboratorio certificato ESNA-SOA.

Certificazione ISO9001:2008
Certificazione ISO9001:2015


Statue Lignee - Chiesa della S.S. Trinità, Chioggia (VE).

L’intervento di restauro ha interessato sei statue lignee policrome con particolari in rilievo eseguiti con tecnica a doratura. Le statue sono poste in nicchie, contornate da cornici intagliate a motivi vegetali e dorate, nell’oratorio della chiesa della Santissima Trinità a Chioggia.
I santi, il cui nome è indicato sul relativo basamento, rappresentano San Filippo Neri, San Francesco Saverio, San Giuliano Martire, Sant’Ignazio di Loyola, Sant’Isidoro di Madrid, Santa Teresa d’Avila e sono databili alla prima metà del XVII sec. Tutti i santi, escluso San Giuliano, sono stati canonizzati nel 1622 da Gregorio XV.

Le sculture presentano una particolare soluzione strutturale, realizzata dall’unione di due tronchi di legno di cirmolo, ai quali sono stati assemblati altri pezzi della stessa essenza al fine di aumentare il volume e ricavarne gli elementi sporgenti. Le parti assemblate risultano quelle del volto, delle braccia, della veste e degli arti inferiori. Per gli assemblaggi sono stati utilizzati chiodi di ferro e colla animale.
Le opere presentavano un esteso attacco da insetti xilofagi soprattutto sul retro.
Per quanto riguarda le parti strutturali si è potuto constatare che le vesti presentavano sconnessioni e mancanza di parte di panneggio, mentre le parti più esposte come le mani avevano subito la perdita di più dita. Numerosi sollevamenti interessavano la pellicola pittorica e parte della preparazione.
Erano presenti stuccature grossolane in vari punti del modellato delle vesti e ridipinture particolarmente evidenti sulla campitura di fondo. I motivi decorativi dorati erano stati ridipinti con porporina ossidata nel tempo.
L’intera superficie era interessata da una copertura di deposito incoerente che ne limitava la leggibilità, i carnati e le vesti bianche erano soggette ad un’alterazione della vernice protettiva finale che ne modificava la cromia. Le aureole, in ferro, evidenziavano tracce di foglia oro, stesa a missione, ormai deteriorata dall’ossidazione del supporto. Le opere, inoltre,  presentavano un considerevole attacco d’insetti xilofagi, ma l’essenza legnosa aveva comunque mantenuto solidità e compattezza. In particolare la statua di San Isidoro, che presentava uno scollamento del braccio sinistro, ha consentito di analizzare la composizione costruttiva dello stesso evidenziando l’assemblaggio di più parti attorno ad una tavola centrale che funge da perno. Probabilmente proprio la metodologia costruttiva è stata la causa dell’indebolimento delle parti strutturali.

Uno studio conoscitivo particolare è stato fatto nei confronti di Santa Teresa, che ad una prima analisi visiva mostrava delle evidenti diversità stilistiche nei confronti delle altre statue, dubbio avvalorato dalla presenza di strati di juta al di sotto della policromia. Lo studio ha previsto l’esecuzione di indagini a raggi x e tomografia assiale compiuterizzata che hanno evidenziato una composizione strutturale compatibile con le altre ma l’assenza di strati di policromia originale.

L’intervento di restauro si è sviluppato partendo dal consolidamento strutturale delle parti distaccate: i distacchi di lieve entità sono stati riadesi con colla alifatica mentre quelli più importanti sono stati incollati sempre con colla alifatica previo inserimento di perni di legno. Le lacune di struttura rimaste sono state colmate con legno di balsa avendo cura di rimodellare le parti le parti. I rifacimenti sono stati stuccati con polimeri termoplastici solubili in acqua e gesso di Bologna. Si è seguita la stessa procedura anche per le dita mancanti, totalmente ricostruite, mentre le originali staccate sono state incollate con colla alifatica.
Le opere sono state risanate con una disinfestazione con una soluzione inodore a base di permetrina stesa a pennello sui punti di spaccatura, a siringa su tutte le parti coperte da policromia.
Le parti che presentavano sollevamenti sono state consolidate con iniezioni di polimeri termoplastici diluibili in acqua con l’ausilio del termocauterio. Dopo l’esecuzione dei tasselli di pulitura si è proceduto all’asportazione dei depositi superficiali con chelante in Klucel G, mentre per le ridipinture e le vernici alterate è stato impiegato il Solvent Gel di acetone. Le vernici presentavano un tale strato di deposito che è stato necessario insistere con alcool etilico per la totale rimozione. Tolta la sovrammissione policroma, le parti dorate sono state pulite con saliva artificiale e le aureole sono state trattate con acido tannico in alcool etilico al 4% e protette con Paraloid in acetone al 2%. Le parti interessate dalla caduta di colore e quelle ricostruite sono state stuccate con polimero termoplastico all’8 % in acqua e gesso di Bologna e ritoccate con colori ad acquerello. A conclusione dell’intervento è stata stesa una vernice protettiva finale per nebulizzazione.