Mauro Vita Restauri

 

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Certificazione ESNA-SOA
Laboratorio certificato ESNA-SOA.

Certificazione ISO9001:2008
Certificazione ISO9001:2015


Dipinti su tela sacrario militare SS. Trinità – schio (vi)

ASSUNZIONE DELLA VERGINE
L’opera datata 1751 è realizzata con la tecnica ad olio su tela e versava in un mediocre stato conservativo.
Il recto mostrava un diffuso deposito superficiale incoerente, la vernice protettiva appariva spessa e fortemente ingiallita, con uno strato non costante, mentre in alcune campiture di colore si mostrava sottile o assorbita.
La pellicola pittorica appariva sufficientemente adesa anche se in fase di restauro si sono riscontrate aree di polverizzazione in prossimità alle toppe; si evidenziano locali problemi di adesione con cadute di colore e cracquelure soprattutto lungo la linea della battuta del telaio. Le cadute di colore facevano trasparire uno strato preparatorio di colore bruno che appariva in buono stato conservativo.

La struttura lignea portante era fissa e strutturata con una centina superiore fissata alla struttura rettangolare costruita con due rompitratta ortogonali centrali.
Il verso della tela, in apparente buon grado di polimerizzazione, mostrava l’attacco delle due pezzature di realizzazione in buono stato conservativo mentre presentava cinque toppe evidenti anche dal verso.
L’intervento di restauro ha visto, in primis, la messa in sicurezza della pellicola pittorica delle aree interessate da mancanze o cracquelure attraverso l’applicazione di veline di carta giapponese per procedere alla rimozione dalla nicchia dell’altar maggiore del Sacrario Militare della SS.Trinità. L’opera è stata quindi adeguatamente imballata e trasportata presso il laboratorio Mauro Vita dove è stato effettuato il restauro.

La cornice dorata è risultata fissata sul recto del dipinto direttamente al telaio per mezzo di chiodi; una volta rimossa, catalogata ed immagazzinata, la tela evidenziava, lungo la battuta, tutti i fori della chiodatura parzialmente ossidati.
Si è proceduto con l’esecuzione di test di solubilità per individuare il solvente idoneo all’asportazione della vernice ingiallita che ad una analisi più approfondita è risultata essere sicuramente non originale, pigmentata e stesa in modo talmente grossolano tale da evidenziare una serie di colature particolarmente insistenti sulla zona centinata. A seguito delle campionature effettuate si è optato per l’uso di solvente polare quale acetone che ha consentito l’asportazione completa dello strato protettivo senza intaccare le riprese di colore eseguite durante interventi precedenti che coinvolgevano parti fondamentali del dipinto come il volto di Gesù.
La condizione del supporto tessile rinvenuta, ovvero la presenza di toppe, le lacerazioni lungo i bordi, la presenza di un numero cospicuo di fori dovuti all’apposizione della cornice direttamente a telaio dal recto e la scarsità di tela di risvolto hanno indirizzato verso il distacco della tela stessa dal telaio per poter intervenire meglio sulla struttura.
E’ stata quindi eseguita la pulitura del verso meccanicamente a mezzo bisturi; le toppe presenti, adese con colla molto tenace di origine animale, sono state rimosse previa applicazione di gel rigido per agevolare l’ammorbidimento della stessa.
Ripulito tutto il verso dalle impurità, è stato eseguito il consolidamento del supporto tessile e della pellicola pittorica mediante applicazione di resina termoplastica con ausilio di tavolo a bassa pressione riscaldato per il controllo e l’uniformità dell’azione e per coadiuvare il ritorno ad uno stato di planarità del supporto.
Terminato il procedimento di consolidamento è stata effettuata l’integrazione delle parti mancanti del supporto; le toppe presenti celavano in realtà la presenza di semplici tagli che sono stati risarciti con sutura puntuale degli stessi con l’uso di resina poliammidica. La medesima resina è stata utilizzata per l’adesione degli inserti realizzati con tela sintetica apprettata a chiusura di tutti i fori e mancanze presenti.

Il telaio ligneo originale era una struttura fissa e non modificabile pertanto si è optato per l’esecuzione di nuovo telaio con dimensioni e rompitratta identiche all’originale ma con incastri tenone mortasa estensibili mediante azione su zeppe. Per il tensionamento della tela sul nuovo telaio è stata necessaria l’esecuzione di strisce perimetrali in quanto il supporto ligneo era stato tagliato a filo telaio, sono state realizzate con tela sintetica di tramatura e grammatura similare all’originale applicate con resina termoplastica con ausilio di tavolo a bassa pressione per il raffreddamento controllato della resina; per il fissaggio al telaio sono state utilizzate sellerine in acciaio anodizzato.
Il recupero estetico del recto ha visto la rifinitura della pulitura delle aree di pellicola pittorica che presentavano polverizzazione, previa asportazione delle velinature protettive applicate. E’ stato quindi steso un primo strato di vernice chetonica, preliminare alla fase di stuccatura delle mancanze realizzata con cera-resina. La fase di integrazione cromatica è stata realizzata con colori a vernice a velatura sulle piccole abrasioni e con la tecnica a tratteggio sugli elementi figurativi.
Ha concluso l’intervento la stesura di vernice finale chetonica a basso peso molecolare applicata a spruzzo. “LAZARE VENI FORAS” Resurrezione di Lazzaro.
L’opera del XVIII secolo, realizzata con la tecnica ad olio su tela, si presentava in un discreto stato conservativo. Il recto mostrava un diffuso deposito superficiale incoerente sulla superficie, particolarmente localizzato lungo la parte inferiore e i bordi del telaio, cosa che denotava un rilassamento della tela stessa. La vernice protettiva appariva macchiata, ingiallita e scurita e con uno strato non costante, e campiture di colore che avevano oramai assorbito completamente la vernice. La pellicola pittorica appariva sufficientemente adesa anche se si evidenziano piccole cadute di colore e cracquelure diffuse soprattutto lungo la linea che demarcava il supporto ligneo.
Le piccole cadute di colore facevano trasparire uno strato preparatorio di colore bruno in buono stato conservativo. Già dal recto si evidenziava la presenza, nella parte centrale inferiore, di una toppa di dimensioni importanti di forma rettangolare, confermata dalla visione del verso. La parte circostante evidenzia ridipinture estese.
Il supporto ligneo era strutturato con rompitratta centrale orizzontale, gli incastri angolari a tenone mortasa erano realizzati per renderlo estensibile. La struttura era in buono stato conservativo dal punto di vista della tenuta strutturale ma presentava cospicui fori di sfarfallamento di insetti xilofagi.
L’intervento di restauro è iniziato con la messa in sicurezza della pellicola pittorica nelle aree interessate da cracquelure per proseguire con la rimozione dall’ubicazione a destra dell’altar maggiore del Sacrario Militare SS. Trinità. L’opera è stata quindi adeguatamente imballata e trasportata presso il laboratorio Mauro Vita dove è effettuato il restauro.
Liberata la tela dalla cornice è iniziata la fase di pulitura della vernice ossidata ed ingiallita previa esecuzione di test di solubilità che ha definito l’uso di una soluzione solvente libera di ligroina e acetone in rapporto 1:1, ritenuta sufficiente ad assottigliare lo strato di vernice per la rimozione degli ingiallimenti ma non tale da asportare completamente lo strato protettivo originale.

Dato che il rilassamento della tela che si evidenziava dal recto, non corrispondeva ad un effettivo degrado del supporto tessile e la tela era stata rifinita a filo telaio, pertanto qualora si fosse deciso di rimuoverla si sarebbero dovute applicare comunque le strisce perimetrali, si è optato per un intervento non invasivo mantenendo la tela vincolata al supporto. Ciò è stato realizzabile grazie ad una concomitanza di fattori: il supporto ligneo era estensibile e la toppa realizzata restava esterna alla battuta del telaio così da essere lavorabile comunque.

La toppa rettangolare è stata rimossa con uso di tamponcini di cotone imbevuti di acqua calda in quanto applicata con colletta animale. Il supporto tessile presentava un taglio ad “elle” e la superficie limitrofa all’area della toppa evidenziava ondulazioni legate alla difformità di movimento delle due tele. E’ stata eseguita l’umidificazione puntuale a scacchiera per l’appianamento della tela con ausilio del tavolo a bassa pressione e ritrovata la planarità del supporto è stata eseguita la risarcitura del taglio con sutura dei lembi mediante resina poliammidica e termocauterio.
Il dipinto è stato quindi ritensionato mediante battitura delle zeppe del telaio. Il telaio è stato sottoposto a trattamento antitarlo mediante iniezione di prodotto biocida inodore a base di permetrina utilizzato poi diffusamente anche a pennello su tutta la superficie lignea.

Il restauro estetico ha visto in primis la stesura di uno strato di vernice chetonica a spruzzo in previsione della fase di stuccatura delle soluzioni di continuità di pellicola pittorica e/o strato preparatorio realizzata a cera resina. L’integrazione cromatica è stata eseguita con pigmenti stabili legati a vernice stesi a velatura data la dimensione limitata delle piccole abrasioni di colore.
Ha terminato l’intervento la stesura a spruzzo di vernice finale chetonica a basso peso molecolare.

“OSSA ARIDA AUDITE VERBUM DOMINI” Visione di Ezechiele
L’opera del XVIII secolo, realizzata con la tecnica ad olio su tela, si presentava in un mediocre stato conservativo. Il recto mostrava un diffuso deposito superficiale incoerente sulla superficie, particolarmente localizzato lungo la fascia inferiore e i bordi del telaio, cosa che denotava un rilassamento della tela stessa. La vernice protettiva appariva macchiata, ingiallita e scurita e con uno strato non costante, con campiture di colore che avevano oramai assorbito completamente la vernice. La pellicola pittorica appariva sufficientemente adesa anche se si evidenziavano piccole cadute di colore e cracquelure diffuse soprattutto lungo la linea di demarcazione del supporto ligneo. Le piccole cadute di colore facevano trasparire uno strato preparatorio di colore bruno in buono stato conservativo. Già dal recto notava la presenza, nella parte centrale inferiore, di una toppa di dimensioni importanti di forma rettangolare che evidenziava una meccanica di tensionamento differente tra la toppa la restante tela. La parte circostante era estesamente ridipinta. Il verso del dipinto presentava tre toppe di cui una particolarmente problematica che come detto si evidenziava anche dal recto per l’esasperata differenza di tensionamento.

Il supporto ligneo era strutturato con rompitratta centrale orizzontale, gli incastri angolari a tenone mortasa erano realizzati per renderlo estensibile. La struttura era in buono stato conservativo dal punto di vista della tenuta strutturale ma presentava cospicui fori di sfarfallamento di insetti xilofagi. L’intervento è iniziato con la messa in sicurezza della pellicola pittorica nelle aree interessate da cracquelure per procedere con la rimozione dalla sua ubicazione a sinistra dell’altar maggiore del Sacrario Militare SS. Trinità. L’opera è stata quindi adeguatamente imballata e trasportata presso il laboratorio Mauro Vita dove è stato effettuato il restauro.

Liberata la tela dalla cornice è iniziato il restauro con la fase di pulitura della vernice ossidata ed ingiallita previa esecuzione di test di solubilità che ha definito come sufficiente ed efficace una soluzione libera di ligroina ed acetone in rapporto 1:1 che ha consentito il mantenimento di una parte di strato protettivo originale scevro di ossidazioni.
Viste le precarie condizioni di tenuta meccanica del supporto cellulosico unitamente al fatto che la toppa principale insisteva parzialmente al di sotto della battuta del telaio, la scelta è ricaduta forzatamente nella rimozione della tela dal telaio per poter effettuare tutte le operazioni di consolidamento strutturale. Si è quindi proceduto con la rimozione delle toppe presenti applicate a colletta animale con uso di tamponcini di cotone imbevuti di acqua calda. La toppa principale di ca 20x30 cm celava in realtà un taglio ad “elle” di dimensioni limitate. Tutto il verso è stato pulito meccanicamente con ausilio di bisturi ed aspiratori depotenziati per l’asportazione dei depositi incoeenti e coerenti. La superficie limitrofa alla toppa è stata trattata con umidificazione mirata a scacchiera e posta su tavolo a bassa pressione per agevolare l’appianamento insieme all’asciugatura. Ritenendo basso il coefficiente di elasticità del supporto cellulosico si è deciso per un consolidamento generale dello stesso realizzato con resina termoplastica su tavolo a bassa pressione riscaldato. Restituita tenuta alle fibre sono state effettuate le risarciture dei tagli e delle mancanze di tessuto mediante applicazione di inserti ove necessario e sutura con resina poliammidica e termocauterio. Data la scarsità di tessuto lungo i bordi del telaio, per il riposizionamento sullo stesso si è reso necessario applicare delle strisce perimetrali realizzate con tela sintetica apprettata. In concomitanza con gli interventi sul supporto cellulosico, è stato effettuato l’intervento antitarlo sul supporto ligneo mediante applicazione a pennello e ad iniezione di prodotto inodore a base di permetrina. Il dipinto è stato ritensionato mediante utilizzo di sellerine in acciaio anodizzato.

Il recupero estetico del recto ha visto la rifinitura della pulitura delle aree di pellicola pittorica che presentavano eccessiva cracquelure, previa asportazione delle velinature protettive applicate.
E’ stato quindi steso un primo strato di vernice chetonica, preliminare alla fase di stuccatura delle mancanze realizzata con cera-resina. La fase di integrazione cromatica è stata realizzata con colori a vernice a velatura sulle piccole abrasioni e con la tecnica a tratteggio sugli elementi figurativi.
Ha concluso l’intervento la stesura di vernice finale chetonica a basso peso molecolare applicata a spruzzo.