Mauro Vita Restauri

 

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Scala Monumentale
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Stucchi policromi
Altare Maggiore
Sacresta lignea


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Certificazione ESNA-SOA
Laboratorio certificato ESNA-SOA.

Certificazione ISO9001:2008
Certificazione ISO9001:2015


Pala di San Michele Arcangelo.

La bella pala d’altare oggetto d’intervento è assegnabile stilisticamente a pittore di scuola veneta della prima metà del XVIII secolo. Dal punto di vista iconografico l’opera rappresenta una scelta inconsueta del soggetto visto l’ambito produttivo di provenienza. Si tratta, infatti, della raffigurazione dell’apparizione di San Michele arcangelo al vescovo Lorenzo di Maiorano (?) nel 490 d.c. allorquando l’Arcangelo indicò al vescovo di Siponto la grotta nel Gargano dove edificare un santuario a lui dedicato, l’attuale santuario di Monte Sant’Angelo. L’Arcangelo loricato, pesatore di anime raffigurato con il simbolo iconografico della bilancia, è stato dipinto nella parte sommitale della tela con lo sguardo rivolto ad un estatico religioso con cappa cerulea che, inginocchiato, si volge ad ascoltare le sue parole. La scena si articola sulla sinistra con la rappresentazione indicata dallo stesso San Michele della cosiddetta “storia del toro”.
Era accaduto, infatti, che Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano, avesse ritrovato all’interno di una caverna inaccessibile un toro che aveva smarrito; non riuscendo a catturarlo aveva infine deciso di ucciderlo con una freccia che, scoccata in direzione del toro, gli ritornò inspiegabilmente indietro ferendolo ad un occhio. Costui raccontò l’accaduto al vescovo di Siponto al quale apparve poi l’arcangelo chiedendogli espressamente la dedicazione della grotta al suo culto. Nel 492 Siponto fu assediata dai barbari ed il santo apparve nuovamente al vescovo promettendogli la vittoria contro gli assedianti, vittoria che accadde e che decretò senza ulteriori indugi la definitiva consacrazione della grotta al santo.

Dal punto di vista esecutivo, l’opera  centinata è realizzata con pittura ad olio su tela di lino di medio spessore con tramatura fitta a “tela” (rapporto trama e ordito 1:1). Il supporto cellulosico è costituito da due pezzature della medesima fattura tra loro cucite verticalmente. Dalle abrasioni di colore si poteva notare uno strato di imprimitura e preparazione di colore bruno. Il dipinto era montato su un telaio in legno di larice semi-fisso, privo di estensori se non sulla centina, sufficientemente spesso per le dimensione dell’opera, con una traversa orizzontale all’altezza dell’imposta d’arco.
L’opera è impreziosita da una cornice, realizzata a pastiglia su base lignea con finitura a foglia oro, che a giudicare dai fori frontali presenti lungo il perimetro dell’opera era inchiodata direttamente sul verso.
Dal punto di vista conservativo risultava evidente come l’opera avesse subito sicuramente almeno un intervento di restauro in quanto il supporto cellulosico risultava irrigidito a causa di una rintelatura eseguita a colla pasta con un’unica pezzatura di tela di medio spessore (patta). Questo non aveva impedito comunque l’allentamento del supporto cellulosico originale soprattutto della parte inferiore e il crearsi di deformazioni nella parte centinata. L’area inferiore era interessata da mancanze di supporto, tagli e lacerazioni. Nel medesimo intervento di restauro erano stati realizzati una serie di inserti di piccole e medie dimensioni. Il supporto ligneo era piuttosto danneggiato nella parte inferiore a causa di un avanzato degrado biotico legato sia alla presenza di insetti Xilofagi che di funghi.
Per quanto riguarda la pellicola pittorica erano facilmente individuabili gli interventi di restauro subiti, in quanto le integrazioni cromatriche eseguite si erano nel tempo alterate. Il sottile colore originale evidenziava una generale consunzione e abrasione e le diffuse piccole cadute di colore recavano all’opera un aspetto di frammentarietà, aumentato anche dalla presenza di una fitta e sottile maglia di crettature che interessava soprattutto i toni chiari del dipinto.
Il dipinto aveva un’alterazione diffusa dello strato protettivo che originava sbiancamenti ed ingiallimenti della superficie nonché un diffuso strato di deposito superficiale.
La cornice, giunta in laboratorio non più solidale col dipinto ma suddivisa in pezzi, presentava la perdita di intere parti di decorazione. La foglia oro risultava in più punti abrasa ed era stata diffusamente ripresa con la stesura di porporina oramai ossidata.

L’intervento di restauro effettuato a visto in primis la rimozione del deposito incoerente presente sulla superficie del recto con l’utilizzo di pennelli a setole morbide. Questa basilare operazione ha evidenziato l’alterazione delle cromie a causa dello strato protettivo presente probabilmente a base di vernici e colle. Allo scopo di rimuovere una fonte di degrado che non ci si poteva limitare ad assottigliare, in seguito al test di Feller si è optato per una soluzione di Dimetilsolfossido in Butilacetato al 20 % che ha permesso la rimozione sia del suddetto strato che dei ritocchi alterati, eredità dei precedenti interventi, diffusi sulla totalità della superficie.
Anche grazie al lento e delicato intervento di pulitura, si è meglio potuto identificare lo stato di degrado della superficie pittorica che risultava sollevata e carente di legante in diverse aree, tanto da optare per una velinatura generale del recto per il proseguimento delle operazioni.
Si è quindi proceduto con lo smontaggio della tela dal telaio e con la rimozione della tela da rifodero a secco, operazione possibile per il degrado della colla pasta usata.
Il verso originale presentava attacco biotico, funghi, che è stato trattato con la stesura a pennello di biocidi ad ampio spettro solubile in solventi organici. Le piccole deformazioni del supporto cellulosico sono state appianate con un mirato apporto di acqua a scacchiera vicino ai punti di maggior movimento. La tela è stata poi trattata con un consolidante a base di etilenvinilacetato, paraffina e resina chetonica al 40% in solventi alifatici aromatici steso a pennello per impregnazione. L’uso del sottovuoto ha assicurato la penetrazione del consolidante nei vari strati dell’opera, dal supporto alla pellicola pittorica. Una volta evaporato il solvente, il consolidante termoplastico è stato riattivato con l’apporto di calore.
Per colmare le lacune di supporto sono stati eseguiti degli inserti utilizzando un tessuto sintetico in poliestere di colore grezzo, appositamente apprettato; tali inserti sono stati vincolati all’originale mediante resina poliammidica.
La tenacità della tela originale, per quanto consolidata, non era più tale da supportare il proprio peso, viste le dimensioni dell’opera, si è pertanto optato per l’esecuzione di una nuova foderatura applicata con adesivo termoplastico, con l’ausilio del calore e del piano aspirante a bassa pressione. Il tessuto usato è stato il medesimo degli inserti poiché di spessore e tramatura simile all’originale.
Contemporaneamente alle operazioni sul verso della tela, il telaio è stato ristrutturato per poter espletare la funzione di supporto. È stata infatti asportata la parte che presentava un attacco da insetti silofagi tale da potersi ritenere non recuperabile ed è stato eseguito un incalmo con la medesima essenza legnosa dell’originale. Tutti gli incastri sono stati resi estensibili e muniti di zeppe e l’intera struttura è stata trattata con biocidi inodore a base di permetrina.
Il dipinto è stato infine montato su telaio mediante l’usi di sellerine metalliche anodizzate.
Conclusasi la fase conservativa si è proceduti con gli interventi estetici: la rimozione della velinatura posta a protezione e la stuccatura di tutte le cadute di pellicola pittorica, diffuse sulla superficie, con stucco a cera-resina. A questo ha fatto seguito la lunga e minuziosa fase di integrazione pittorica con l’uso di pigmenti stabili legati a vernice stesi con la tecnica del tratteggio sulle lacune stuccate di medie dimensioni e per velature sulle zone di pellicola pittorica particolarmente abrase. Grazie a questa operazione il dipinto ha riacquistato la sua completa leggibilità consentendo una corretta fruizione resa difficile precedentemente dagli strati soprammessi.
La verniciatura preliminare ai ritocchi è stata data a pennello con vernice Retoucher mentre quella definitiva con vernici retoucher e mat in rapporto 1:1 per nebulizzazione.
La cornice è stata riassemblata grazie alla creazione delle parti mancanti in legno. Le parti di decorazione non più presenti sono state integrate mediante la produzione di stampi dall’originale e l’esecuzione di copia in pastiglia. La doratura originale è stata pulita con l’uso di solvente organico mediamente polare scelto previa esecuzione del test di Feller. L’integrazione sui rifacimenti è stata eseguita con l’applicazione di foglia oro con la tecnica a guazzo, successivamente lucidata con pietra d’agata. Le piccole abrasioni di doratura originale sono state risarcite con la stesura di pigmenti stabili legati a gomma arabica a velatura e tutta la superficie è stata poi protetta con vernice retoucher data per nebulizzazione.
Ha chiuso l’intervento il montaggio della cornice sull’opera, non più frontalmente come in origine ma con l’applicazione di una fascia in legno flessibile ancorata lungo il perimetro del dipinto a cui è stata fatta aderire la cornice.