Mauro Vita Restauri

 

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Crocifisso ligneo ss. Giovanni e Paolo
Pezzi d’artiglieria Sacrario Redipuglia
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Dipinti su tela sacrario militare SS. Trinità
Affresco palazzo veneziano
Mobile Boulle
Scala Monumentale
San Giovanni trasportato in Paradiso
Stucchi policromi
Altare Maggiore
Sacresta lignea


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Certificazione ESNA-SOA
Laboratorio certificato ESNA-SOA.

Certificazione ISO9001:2008
Certificazione ISO9001:2015


Scala monumentale - Palazzo Morosini (VE).

L’opera in oggetto rappresenta un bell’esempio di scala monumentale del XV secolo e quindi con chiari particolari riconducibili sia allo stile gotico che rinascimentale. Essa poggia strutturalmente su delle volte a crociera in laterizio in successione a partire dall’arco maggiore a tutto sesto, proseguendo con una serie di tre archi a sesto acuto che, diminuendo gradualmente di dimensione, accompagnano la discesa della scala. Ogni arco esterno alla campata è otticamente evidenziato in quanto realizzato con la medesima pietra usata per tutta la costruzione della scala, ovvero un calcare compatto presumibilmente Pietra d’Istria. La stessa pietra è stata impiegata sia nella realizzazione delle colonne di sostegno delle arcate che degli stipiti delle porte e delle finestre tra cui si distinguono, per bellezza, l’arco a sesto acuto di gusto moresco del portone principale e le bifore con archi trilobati. La scala è suddivisa da tre piani intermedi fino al raggiungimento del piano superiore. Visivamente i suddetti piani sono evidenziati dalla differenziazione del decoro della balaustra costruita con una serie di colonne alleggerite grazie alla realizzazione di capitelli e archi trilobati a richiamo dell’architettura circostante.


Dal punto di vista conservativo, molteplici erano le cause di degrado che colpivano l’opera. In primis appariva evidente la necessità di verificare l’apparato monumentale dal punto di vista strutturale. Pur non manifestandosi dei cedimenti nelle volte a crociera, risultavano altresì lampanti le sconnessioni tra i diversi elementi lapidei della scala. Erano presenti numerose fratture, sia sulle colonnine che sui pilastri di sostegno al corrimano della balaustra. Nei casi peggiori si è verificata una perdita di materiale lapideo.

Esteso e composito era il degrado biologico che si riscontrava sull’opera, rappresentato da colonie di microrganismi autotrofi ed eterotrofi. In generale la pietra era soggetta al degrado da solfatazione, risultando pertanto dilavata nelle aree esposte all’acqua piovana, mentre nelle parti protette si evidenziava il fenomeno della crosta nera. Nel corso di precedenti interventi erano state eseguite numerose stuccature a base di malte cementizie che non espletavano più la loro funzione.


L’intervento di restauro ha previsto, a causa dello stato d’instabilità generale della struttura, lo smontaggio dei vari elementi lapidei che compongono l’opera, per poterne verificare gli agganci e per poter consolidare la struttura portante in mattoni. Contemporaneamente alla fase di smontaggio, è stata eseguita un’attenta catalogazione dei singoli componenti al fine della successiva ricollocazione degli stessi.

Una volta smontati i vari elementi, si è iniziata la fase di consolidamento di tutte le parti fratturate e distaccate mediante l’inserimento di perni in acciaio di vario diametro in base alle necessità, ancorati agli elementi lapidei con l’uso di resina epossidica bicomponente.

Contemporaneamente ai consolidamenti strutturali delle volte in mattone è stata eseguita la disinfezione mediante la stesura ad impacco di apposito biocida, opportunamente risciacquato, e la successiva rimozione meccanica dei residui più tenaci delle colonie. Per quanto riguarda la rimozione dei depositi superficiali coerenti, la superficie è stata trattata da prima meccanicamente con l’uso di microscalpello a pressione costante per l’abbassamento degli spessori maggiori e successivamente con la pulitura chimica delle superfici, realizzata mediante compresse imbevute di soluzione di sali inorganici, con concentrazioni e tempistiche differenziate in base all’entità della solfatazione.

Sono poi stati esportati i residui di malta cementizia ancora presenti nonostante lo smontaggio per procedere poi al rimontaggio di tutti gli elementi.

Gli scalini sono stati riadagiati su un letto di malta steso sui punti di giunzione, mentre i diversi elementi della balaustra sono stati imperniati e piombati. Parti mancanti di rilievo sono state integrate con tasselli in pietra d’Istria lavorati con bocciarda per avvicinarsi all’originale mentre le piccole lacune, le sconnessioni tra i vari elementi ed il risarcimento del degrado differenziale sono stati sigillati con malta a base di calce idraulica ed inerti idonei in base alle indicazioni della DD.LL.
In ultimo è stato applicato, a pennello, un protettivo finale al fine di rallentare il naturale degrado dell’opera.