Mauro Vita Restauri

 

la ditta gli interventi la disinfestazione contatti home segni particolari
Monumento ai caduti “Gloria” di A. Stagliano
Crocifisso ligneo ss. Giovanni e Paolo
Pezzi d’artiglieria Sacrario Redipuglia
Museo De Henriquez
Dipinti su tela sacrario militare SS. Trinità
Affresco palazzo veneziano
Mobile Boulle
Scala Monumentale
San Giovanni trasportato in Paradiso
Stucchi policromi
Altare Maggiore
Sacresta lignea


ARCHIVIO  RELAZIONI




Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo

Certificazione ESNA-SOA
Laboratorio certificato ESNA-SOA.

Certificazione ISO9001:2008
Certificazione ISO9001:2015


Crocifisso ligneo, Scuola Grande SS. Giovanni e Paolo

Roveredo in Piano, 29 ottobre 2015


PRIMA DELL’INTERVENTO DI RESTAURO

Il Crocifisso presenta un modellato che esalta la sofferenza del trapasso, nella forte accentuazione degli esiti del martirio: l’arco epigastrico rilevato, le costole pronunciate dove risalta la ferita inferta dalla lancia, le esili braccia tese nello sforzo di trattenere il peso delle gambe ormai senza forza, inchiodate alla croce.

Il capo coronato di spine, dove le spine si possono ora solo intravvedere nel punto di rottura, risulta piegato sul lato destro.


La scultura è stata più volte rimaneggiata, si possono notare numerose e diffuse micro lacune con visione delle colorazioni sottostanti e della preparazione originale, causate probabilmente, oltre che dal calore subito, da una elasticità differente dei materiali costitutivi l’opera, in risposta ai movimenti causati dalle variazioni termoigrometriche del supporto ligneo.


L’ultimo strato di cromia, quello più recente, grossolano e con diffuso deposito superficiale si presenta poco coeso. In modo particolare su arti superiori e volto è evidente la caratteristica “bollitura” dovuta ad una forte esposizione al calore.

Le dita delle mani risultano carbonizzate e porzioni di falangi sono andate perse.


Evidenti fessurazioni sono presenti lungo i punti di assemblaggio degli elementi lignei utilizzati per la costruzione del blocco da scolpire. Tali deformazioni sono dovute a un naturale movimento del legno causato da variazioni termoigrometriche dell’ambiente in relazione al contenuto di umidità del legno. Tale fenomeno tende però a diminuire nel tempo fino al raggiungimento di una certa stabilizzazione in tempi piuttosto lunghi.


In un primo momento, non avendo dati chiari relativi alla cromia, si è deciso di velinare le zone che presentavano sollevamenti con carta giapponese e idoneo adesivo. Precauzione doverosa nel timore che le movimentazioni del Cristo, soprattutto nell’atto di svincolo dalla Croce, potessero causare perdite di pellicola pittorica.


Cadute di pellicola pittorica sono presenti soprattutto in concomitanza con traumi dovuti ad elementi esterni. I piedi a causa del peso d’appoggio dato dal chiodo in ferro, presentano rotture, fessurazioni e perdite di policromia.

I chiodi costruiti in ferro presentano un’ossidazione su tutta la struttura che non va a compromettere il funzionamento strutturale degli stessi ma ne intacca le superfici.


Il segno più evidente dei danni causati dal fuoco e dal calore che hanno interessato l’opera si evincono dall’estremità destra del braccio della Croce dove il legno risulta carbonizzato sulla parte retrostante. La Croce, costruita da legno di larice con cartella di noce dipinta, presenta oltre ai segni di bruciatura, lacune di varie dimensioni, sconnessioni ed evidenti segni di attacco di insetti xilofagi, infestazione che interessa anche la figura del Cristo.


DURANTE L’INTERVENTO DI RESTAURO

La prima fase dell’intervento di restauro ha previsto la disinfestazione degli insetti xilofagi mediante anossia. Il metodo prevede la chiusura dell’opera in un involucro costruito con film plastico sigillato con apposite pinze termiche, tale camera viene collegata tramite bocchette ad un macchinario che provvede a togliere l’ossigeno dal vano e ad immettere azoto rendendo così l’atmosfera inospitale agli insetti, alle larve e alle uova.


Al fine di riconoscere i pigmenti e i leganti impiegati nelle varie fasi temporali è stato eseguito uno studio microstratigrafico su cinque campioni prelevati dalla statua.

I risultati delle analisi hanno permesso l’individuazione degli strati sovrapposti nel tempo e la relativa composizione. La presenza ripetuta di pigmenti con legante di natura oleosa ha richiesto un’asportazione degli strati sovrammessi con mezzo meccanico, a bisturi, per evitare di intaccare anche lo strato originale con solventi atti a rimuovere tale prodotto.


La conservazione non idonea con escursioni di temperatura e umidità provoca nel legno effetti di dilatazione e contrazione non omogenei: le spaccature e le sconnessioni sono tra gli effetti principali di tali variazioni. Le parti scollate sono quindi state interessate dall’asportazione delle vecchie colle di origine animale e incollate con colle alifatiche.

La riflessione sul rapporto tra l’immagine originale e la “fisicità” dello stato di conservazione in cui l’opera si trova, ha portato al compromesso dell’integrazione delle lacune che potevano disturbare l’immagine nel suo insieme e alla decisione di non ricostruire le parti andate perdute con la bruciatura come le dita e le zone della croce, compresa la possibilità di non chiudere le fessurazioni al fine di evitare stres strutturali.


L’azione di consolidamento, mediante resina acrilica, ha interessato e seguito tutta la fase di pulitura precedendola là dove pellicola pittorica o preparazione presentavano sollevamenti o anche leggeri distacchi dal supporto.

Le stuccature sono stete eseguite con gesso Bologna e polimeri termoplastici che, presentando una buona resistenza all’invecchiamento e una elevata reversibilità, possono essere una valida sostituzione alle colle di natura proteica.


Tutte le stuccature a gesso sono state ritoccate con colori ad acquarello stabili al fine di ottenere un’uniformità d’insieme pur evitando una stesura coprente.

Le superfici sono poi state verniciate a spruzzo con vernice chetonica a protezione da depositi futuri.


Le cartelle non adese della Croce sono state sollevate e dopo l’asportazione delle vecchie colle sono state incollate con colla alifatica imprimendo la giusta pressione con morsetti e assi di legno. Dopo una leggera pulitura delle superfici dipinte con solvente idoneo si è proceduto con la stuccatura a cera di alcune fessure e con una ceratura di tutta la superficie. Gli elementi in ferro sono stati trattati con convertitore di ruggine per bloccare l’azione di ossidazione.

DOPO L’INTERVENTO DI RESTAURO

La rievocazione della Passione nelle rappresentazioni sacre, da sempre stimolo per le comunità cristiane, ha ritrovato in quest’opera lo scopo originale.

La sua naturale plasticità, le forme pulite e la policromia riconsegnano al visitatore la visione della sofferenza del trapasso.

Il carnato ha ritrovato il pallore dell’atto estremo della morte, ulteriormente sottolineato dalla sofferenza dei lineamenti e dalla tensione riscontrabile nella muscolatura.

Il perizoma epurato dagli strati di colore che ne avevano offuscato la plasticità mostra ora l’immagine di un panneggio fedele agli stilemi del periodo storico.