Mauro Vita Restauri

 

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Scala Monumentale
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Stucchi policromi
Altare Maggiore
Sacresta lignea


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Certificazione ESNA-SOA
Laboratorio certificato ESNA-SOA.

Certificazione ISO9001:2008
Certificazione ISO9001:2015


Altare Maggiore - Chiesa dell'isola di San Servolo (VE).

La Chiesa di San Servolo è stata concepita come una struttura ad aula unica di forma quadrata con gli angoli arrotondati, allungata ad est verso un presbiterio rialzato, al centro del quale si trova l’altare maggiore oggetto di intervento. Ulteriori tre gradini in calcare nodulare marnoso, rosso di Verona, conducono alla predella del suddetto altare, realizzato nella seconda metà del XVIII secolo da scultore anonimo. Esso è definito da una mensa il cui semplice paliotto è decorato con lacunare ottagonale centrale, al centro del quale è inserita una croce raggiata dorata, concluso alle due estremità da due  angioletti a rilievo. Il ciborio insiste su due gradi modanati, il primo dei quail, sporgente oltre la larghezza della mensa, è sorretto da due cherubini-telemoni a tutto tondo. Al centro della struttura, il grande tabernacolo, concepito per la duplice funzione di custodia eucaristica ed espositorio, si sviluppa da una struttura a colonnine, con basi e capitelli dorati, che regge  timpani ad arco con una piccola cupola a cipolla sommitale, su cui insiste una figura di angelo a tutto tondo. Le parti laterali e posteriore del manufatto sono state create con una struttura in pietra calcarea lavorata poi con stesura di intonaco a base di carbonato di calcio, biacca e terre.
Dal punto di vista costitutivo, l’altare è stato creato utilizzando materiale pregiato quale il marmo bianco, presumibilmente di Carrara, più o meno bardigliaceo per la quasi totalità dell’opera.
Alcuni dettagli mostrano l’evidenza di un’accurata scelta dei materiali: degno di nota l’inserto di  diaspro siliceo nero-giallo nel timpano del tabernacolo, materiale pregiato in quanto riconducibile alla classificazione delle pietre dure che veniva generalmente usato in isolate applicazioni ornamentali soprattutto in altari importanti. Altra caratteristica interessante è rappresentata dall’uso nell’intradosso del tabernacolo di un rivestimento in Diaspro tenero di Sicilia, litotipo caratterizzato da una vivace colorazione rosso mattone-bruna particolarmente ricercata per scopi ornamentali in epoca barocca. Infine la predella è costituita da elementi in marmo bianco, Nero assoluto e Bardiglio.

Dal punto di vista conservativo, l’altare presentava, come degrado più evidente, uno slittamento dei gradi del ciborio, particolarmente insistente nella parte sinistra, tanto da provocare anche lo spostamento del putto-telemone di sostegno. Altro problema statico era evidente nell’angolo destro dell’ultimo scalino di accesso all’altare che si presentava dissestato e pertanto non più nella posizione originale.
Per meglio identificare e qualificare le successive fasi di intervento, alcuni elementi dell’altare sono stati sottoposti ad analisi preliminari.
Le dorature presenti, che già ad una prima analisi visiva si presentavano diffusamente riprese con una finta doratura a porporina, sono state studiate mediante la campionatura per lo studio allo stereomicroscopio e la realizzazione di sezioni lucide stratigrafiche analizzate poi in luce Bianca riflessa e in luce UV dal laboratorio di analisi dell’Istituto Veneto per I Beni Culturali di Venezia. Un primo campione è stato prelevato dalla croce raggiata del paliotto.

Dalla lettura della sezione stratigrafica si evince che:

 

strato

colore

fluor. UV

spesssore (Mm)

Descrizione e composizione

a

crema

-

-

Strato preparatorio a base di gesso, biacca e barite contenente trace di terre.

b

oro

-

~2

Foglia d’oro contenente trace di rame e argento applicata a missione.

c

bruno

++

~30

Stesura di natura organica con funzione di missione per l’applicazione della soprastante foglia d’oro.

d

oro

-

~2

Foglia d’oro contenente trace di rame e argento.

e

bruno/oro

++

5-10

Finta doratura a porporina costituita da laminette metalliche a base di una lega rame/zinco/piombo (ottone).

f

rosso

+++

~40

Stesura a base di minio e bianco di barrio che presumibilmente fungeva da strato preparatorio per la lamina d’oro soprastante.

g

oro

-

~2

Residui di doratura a foglia oro

h

rosso

+

30-40

Stesura a base di minio, bianco di barrio e trace di terra rossa.

i

bruno

+++

~5

Stesura di natura organica.

l

ocra

+

~10

Stesura di natura organica probabilmente utilizzata per l’applicazione della doratura soprastante.

m

oro

+

~10

Doratura a conchiglia realizzata utilizzando oro in polvere

n

oro

-

~10

Finta doratura a porporina costituita da laminette metalliche a base di lega rame/zinco/piombo (ottone).



Le analisi eseguite hanno evidenziato il rifacimento della finitura per ben cinque volte; la serie di interventi in periodi successivi, ha visto l’uso di varie tecniche di doratura, a partire dalla foglia d’oro adesa a missione, proseguendo con la doratura a conchiglia per finire con l’uso di porporina.
Dall’osservazione della sezione lucida al microscopio ottico ed in base ai test microchimici si è confermato che la finitura della croce è costituita da ben undici strati sovrammessi e che nel tempo è stata riposizionata la foglia oro ben tre volte inframmezzata da una stesura a porporina. Negli ultimi due interventi è stata usata prima la tecnica a conchiglia ed in ultima istanza una stesura di porporina, quella evidente alla prima analisi visiva.
I test microchimici eseguiti sul campione con ammoniaca e acqua ossigenata hanno identificato la presenza di sostanze oleose in tutti gli strati costitutivi.
Il medesimo campione è stato poi analizzato al microscopio a scansione ESEM/EDS per l’individuazione dei pigmenti a verifica dei risultati delle analisi al microscopio ottico a luce bianca.
Tutti gli spettri EDS eseguiti hanno confermato quanto già individuato. Lo strato più antico, classificato come a rivela elementi attribuibili alla presenza di biacca, gesso e tracce di elementi di contaminazione derivanti dagli strati successivi. Lo strato b rivela elementi attribuibili alla presenza di foglia d’oro contenente tracce di rame ed argento. Lo spettro dello strato c rivela la presenza di una finta doratura a porporina composta da laminette metalli-che a base di una lega rame/zinco/piombo.

Gli ultimi due strati importanti da conoscere, m ed n, sono rispettivamente costituiti da presenza di oro non in foglia, riconducibile

 













alla tecnica a conchiglia, e dalla evidenza di una finta doratura eseguita con pagliuzze metalliche di una lega rame/zinco/piombo (ottone).

Le dorature presenti sui capitelli dell’altar maggiore sono state esaminate con le medesime metodologie ed anno rilevato un unico intervento nel corso degli anni, infatti la lettura della sezione stratigrafica ha prodotto i seguenti risultati:

strato

colore

fluor. UV

spesssore (Mm)

Descrizione e composizione

a

crema

+

-

Strato preparatorio a base di biacca, bianco di barrio e trace di terre.

b

oro

-

2-4

Foglia d’oro contenente trace di rame applicata a missione.

c

verdastro

-

2-4

Trace di una finta doratura a porporina a base di rame/zinco/piombo parzialmente alterata.



Sono stati eseguiti due diversi test microchimici, dapprima il campione è stato sottoposto a fucsina acida per l’individuazione di eventuali sostanze proteiche ed il test ha dato esito negativo per tutti gli strati interessati; successivamente è stato eseguito il test con ammoniaca e acqua ossigenata per l’individuazione degli olii che sono risultati presenti nello strato preparatorio a. Le analisi ESEM/EDS hanno confermato quanto già analizzato mentre la spettrofotometria TF-IR ha rilevato dei picchi attribuibili alla presenza di un composto organico identificabile con una resina naturale verosimilmente utilizzata per l’applicazione della finta doratura a porporina (forse gomma arabica).
In generale tutte le dorature presenti sull’opera risultavano diffusamente alterate sicuramente a causa della presenza degli strati di porporina ormai ossidata.
Come già descritto, le parti non visibili ai fedeli, si presentavano rivestite da uno scialbo, anch’esso oggetto di analisi. Lo studio delle sezioni lucide ha evidenziato la presenza di ben otto strati sovrammessi; il risultato più significativo è stato la presenza di uno strato di alterazione contenente tracce di particellato atmosferico, sopra al quale si trovavano una stesura a base di biacca e bianco di bario ed un ultimo strato di tono grigio costituito da materiale di alterazione contenente depositi superficiale.
I test microchimici hanno identificato l’olio come legante per gli strati di pittura.
Tali strati risultavano diffusamente disgregati, principalmente nella parte inferiore dell’opera fino a diventare mancanza.
In generale tutta l’opera presentava uno strato di deposito superficiale più o meno coerente che, legato alle sostanze lipoproteiche presenti, aveva generato la formazione di gore diffuse. Anche la superficie del paliotto, la più problematica dal punto di vista delle gore presenti, è stata sottoposta ad analisi, nello specifico a spettrofotometria FT-IR. Lo spettro ottenuto dall’estratto mediante tampone ad acetone ha rivelato dei picchi attribuibili ad esteri di acidi grassi a lunga catena tipici degli olii. Inoltre si è evidenziata la presenza di calcite, componente principale del litotipo marmoreo, così come gesso di neoformazione e frazioni silicatiche e argillose da riferirsi a materiale di deposito.
La presenza sul tampone del principale componente mineralogico del marmo poteva essere imputabile alla parziale disgregazione in atto al momento dell’intervento probabilmente legata ad inflorescenze saline dovute a risalita capillare.
Le stuccature presenti sull’altare ed in particolar modo sulla predella erano state eseguite con malta estremamente tenace e compatta. Il cui componente principale era costituito da  cemento di tipo Portland.
In generale gli scalini dell’altare che, come già descritto sono eseguiti in calcare marnoso, presentavano il consueto degrado differenziale legato alle caratteristiche intrinseche del litotipo.

Come primo intervento sono state rimosse tutte le stuccature cementizie presenti sull’opera, nonché quelle eseguite con stucco a base di gesso che risultavano non più adese e coese al fine di rimuovere per quanto possibile ogni veicolo di sali solubili.
Le superfici marmoree non soggette a disgregazione sono state pulite mediante alternanza di solvente organico apolare per lo scioglimento delle cere recenti poste sulla superficie, e di tensioattivo neutro non ionico. Il procedimento alternato è stato eseguito più volte, in modo puntuale e localizzato differenziando le varie aree di depositi.
Ove era consistente la presenza del fenomeno di disgregazione e polverizzazione delle lastre di marmo bianco di Carrara, seppur delimitata principalmente alla base della mensa e all’elemento ottagonale del paliotto, l’intervento ha previsto in primis il preconsolidamento delle superfici mediante dispersione alcolica di nanoparticelle di idrossido di calce al 20% in alcool isopropilico, previa interposizione di velina di carta giapponese. Questo sistema è stato adottato in quanto, consistendo nell’utilizzo di calce spenta, si dimostra assolutamente compatibile con il litotipo, e le  dimensioni nel dominio dei materiali nanostrutturali, dispersa in alcool isopropilico ne favorisce la penetrazione grazie alla bassa tensione superficiale. Raggiunto un soddisfacente grado di consolidamento dopo una serie ripetuta di trattamenti, è stato possibile effettuare la desalinizzazione delle parti interessate dal fenomeno dei sali solubili, mediante applicazione di acqua deionizzata supportata da argilla. Eseguita l’estrazione è stato fatto un nuovo ciclo di consolidamento.
La pulitura delle dorature presenti sui capitelli è stata eseguita con soluzione tampone a pH basico pari a 9 dopo aver verificato mediante tasselli di pulitura che le superfici non fossero sensibili all’acqua. La porporina presente sulla superficie della croce raggiata del paliotto è stata rimossa mediante l’uso di solvente organico al fine di riportare in luce l’ultimo strato presente di doratura a foglia.
Lo scialbo presente sulle superfici laterali e posteriore è stato rimosso meccanicamente mediante l’uso di bisturi al fine di riportare alla luce la pietra calcarea sottostante e le iscrizioni ivi riportate, pulitura rifinita poi a chelante con l’uso di sale bisodico di acido etilendiamminotetracetico.
Il dissesto del grado di sinistra è stato risarcito mediante lo smontaggio della parte, ricollocata poi nella sua sede su un letto di malta idraulica realizzata con calce spenta e coccio pesto in rapporto 1:3. Medesima soluzione è stata adottata per la ricollocazione della parte di scalino di destra al fine di restituire planarità all’insieme.
Le stuccature dell’altare sono state eseguite con malta a base di calce spenta aerea e polvere di marmo bianco Carrara in rapporto 1:2 in quanto si trattava di fessure di limitato spessore; la predella è stata stuccata con malta a base di calce idraulica ed inerti idonei per colore adattandola in base alle aree da sigillare in rapporto 1:3 ed addizionata di resina acrilica in dispersione acquosa per aumentarne la resistenza.

L’altare è stato infine protetto mediante stesura di cera microcristallina.